Ricordo di Sua Santità Giovanni Paolo II (Italiano

Written by Carlo Tibaldeschi   
Con lo scritto dello storico Carlo Tibaldeschi, che fu a suo tempo pubblicato dal Rotary nel 1984, riscopriamo Giovanni Paolo II che  ha lasciato una impronta indelebile durante il Suo Papato, una  impronta che, rivisitata dopo qualche anno, spiega e approfondisce ulteriormente il suo pensiero

Il prezioso dono della visita che, il 3 novembre 1984, Sua Santità Giovanni Paolo II ha reso alla città di Pavia, conferisce un particolare significato alle celebrazioni indette per il 4° centenario della scomparsa di S. Carlo Borromeo, sottolinenando in modo speciale l attenzione che il Santo, con la fondazione del Collegio, ebbe per gli studenti dell Ateneo.

Tale visita alla città ed alle sue prestigiose istituzioni ha voluto metterne in evidenza le intrinseche capacità di elevazione dello spirito ed offrire, insieme, nuovi argomenti alla nostra meditazione. Una missione spirituale dunque, offerta, dicevamo, come dono tanto più prezioso quanto più raro.

In effetti per registrare in Pavia la presenza di un Pontefice bisogna andare indietro di oltre 560 anni, alla visita cioè che Martino V fece nel 1418. Né tale visita appare avere avuto uno spiccato significato spirituale, considerando le circostanze storiche del momento.

D altra parte a ben guardare si noterà come nel corso dei secoli le auguste presenze in Pavia non siano state molto frequenti, e comunque assai più concentrate in epoche nelle quali Pavia, capitale del regno d Italia, rappresentava uno degli incroci obbligati nell Europa politica del tempo.

Ci si potrebbe allora chiedere se la Chiesa di Roma, con la sua puntuale presenza nei luoghi dove il potere veniva esercitato, non fosse venuta meno alla sua missione fondamentale.

Senza dubbio l accesso alle leve del potere di cui Pavia era depositaria avrebbe dovuto essere fondamento e fulcro di un azione spirituale, ma sarebbe antistorico ritenere che le missioni papali rispondessero esclusivamente a ciò. Vi è peraltro da osservare come anche nei momenti più bui della storia, quando anche i titolari della Cattedra suprema parvero lupi e non più agnelli, quando la barca di Pietro apparve quasi travolta dalle ondate delle passioni, la Chiesa dei Concili e dei Sinodi seppe trovare nella fermezza dei dogmi, nella santità di molti suoi rappresentanti e nell assistenza dello Spirito la continuità del suo magistero e le ragioni del suo mandato soprannaturale.

Cos era dunque accaduto dopo i primissimi tempi apostolici, così densi di fede e di fervore spirituale, e dopo il turbine delle persecuzioni? La Chiesa cristiana, che si sviluppava nella Roma della decadenza, era venuta sempre più largamente estendendo la sua opera nella società ormai in disfacimento. La crisi religiosa infatti si era assommata alla crisi politica e militare; laddove la fede pagana, con il suo carattere di fatto politico, perdeva il suo significato, la fede cristiana si presentava con proposte di perdono, promesse di amore e di giustizia, speranza di redenzione. Il dominio spirituale divenne presto predominio anche nella vita civile e finì per assumere attributi temporali sempre più marcati e per sostituirsi ad  uno Stato in dissolvimento e travolto dalle ondate infrenabili dei popoli barbari.

Se a Roma, dopo la suddivisione dell Impero, si verificava un lento confluire nella Chiesa dei poteri spirituale e temporale, non così avveniva in Oriente dove l Imperatore riteneva di assommare nella propria persona le due prerogative. Di qui la sua ingerenza nelle questioni dogmatiche ed il facile germinare delle eresie; di qui la reazione del Papa di Roma e le convocazioni dei concili nei quali venivano fissati i principi della Fede ed affermati i compiti universali della Chiesa.

L unità dogmatica della Chiesa romana diveniva così unità della civiltà occidentale e comune elemento di riferimento delle nazioni che si riconoscevano eredi della civiltà di Roma, ma al di là di tale aspetto sempre dai Papi venne affermata la supremazia  del potere spirituale su quello temporale a causa del fine soprannaturale dell uomo.

Un tale atteggiamento restò sempre vivo nella Chiesa e nelle relazioni da essa tenute con le istituzioni temporali, e ciò fu causa per lunghissimi secoli di ingerenze e di tensioni, di sopraffazioni e di violenze, di grandi anatemi e di grandi riconciliazioni.

Il formarsi dei regni barbarici, gotico dapprima e poi longobardo, vide Pavia divenire capitale ed assumere il ruolo politico di Roma. E da Pavia i re longobardi uscirono con un programma di riunificazione dell Italia. Tale programma fu con più decisione posto in essere da Liutprando ma il Papa temette per la libertà di Roma e fermò il longobardo. Ciò che questi avrebbe fatto come re non osò fare come credente: frenò le sue mire su Roma ma rifiutò di cedere a Bisanzio. Il Pontefice allora si mosse dall Urbe e per la prima volta nella storia si recò a Pavia per impetrare la pace. Papa Zaccaria entrava dunque il 28 giugno dell anno 743 e nella Basilica di S.Pietro in Ciel d Oro celebrava un solenne pontificale.

La momentanea vittoria della Chiesa non distolse dal progetto i successori di Liutprando. Le spogliazioni perpetrate dal re Astolfo indussero il Pontefice ad agire e così per la seconda volta un Pontefice giunse a Pavia per ricomporre un precario equilibrio politico, ma il 15 novembre del 753 Papa Stefano II ne ripartiva dopo avere fallito la missione.

Il successivo intervento del re dei Franchi Pipino non scoraggiò Astolfo che assalì Roma. Alla nuova chiamata del Pontefice Pipino liberò Roma, donò territori alla Chiesa e pose le premesse della dominazione franca in Italia ed in Europa. Avveniva così che con l acquisizione di nuove terre e la graduale costituzione di un vero e proprio stato si andava facendo del Papa un sovrano temporale.

Il costituirsi ad opera della dinastia franca di un Impero, ancorché Sacro e Romano, servì in parte e solo temporaneamente a sostenere quella funzione di ordine e di unità morale propugnata dalla Chiesa. Se della Chiesa l Impero fu spada e protezione, ebbe anche timore e gelosia del suo potere ed avrebbe presto tentato con ogni mezzo di scioglierne il vincolo di sudditanza e di disciplina.

L estinguersi della dinastia Franca portò al vertice dell Impero la Casa di Sassonia. L Imperatore Ottone I, e così i suoi successori, svolse un azione intesa a conferire prestigio alla dignità imperiale sino a collocarsi al di sopra dello stesso Papa. Con questo disegno venivano coinvolti nella collaborazione gli alti ecclesiastici che, allettati dalla ricchezza e dal potere, spessissimo scelti fra quelli di nazione tedesca, diventavano di fatto funzionari dello stato. Un siffatto stato di cose non poteva non coinvolgere pesantemente la Cattedra di S. Pietro tanto che l ingerenza ottenuta negli affari ecclesiastici fu tale da far sottoporre alla preventiva approvazione dell Imperatore la consacrazione del Papa. Le fazioni politiche e le consorterie familiari si contendevano il trono, le elezioni erano condizionate dai potenti per asservire la gerarchia ecclesiastica, ogni consacrazione era contrappuntata dal sorgere di un antipapa e gli eletti in nome di Cristo potevano venire  deposti, incarcerati e anche uccisi.

In questa temperie fu eletto un cugino dell Imperatore che assunse il nome di Gregorio V. Egli fu a Pavia per celebrarvi un Concilio nel 997 in occasione del quale promulgò vari decreti di carattere canonico ma principalmente affermò la suprema autorità del Papa sopra tutti i Principi della Terra.

Parole vane. Dopo pochi anni il nuovo Pontefice, Teofilatto dei Conti di Tuscolo eletto col nome di Benedetto VIII con il sostegno delle fazioni romane, si trovò subito in contrasto con l antipapa del momento di nomina imperiale. La situazione

politica in Italia si era venuta facendo oltremodo difficile a causa della rivolta degli ultimi longobardi contro i bizantini, delle invasioni mussulmane nel meridione, del sopraggiungere dei Normanni ed in ultimo della crescente intolleranza dei feudatari verso l Imperatore. Aiutato dalle circostanze il clero agiva in modo del tutto svincolato dalla gerarchia raggiungendo limiti di indipendenza inauditi.

Il Papa Benedetto VIII indisse a Pavia un sinodo nell agosto del 1022: in quell occasione tentò di ristabilire la disciplina del clero ed una composizione delle discordie politiche.

La morte quasi contemporanea del Papa e dell Imperatore aperse da una parte la successione imperiale alla Casa di Franconia e dall altra un ennesima crisi del papato. Le fazioni laceravano Roma, le elezioni papali erano motivo di violentissimi contrasti, la simonia e la corruzione imperversavano, i potentissimi vescovi-conti tenevano le parti dell impero contro gli interessi della Chiesa: la lotta per le investiture si avvicinava al suo acme.

Nonostante ciò il Papa Leone IX seppe svolgere con ammirevole energia il suo compito pastorale. Nel maggio del 1049 giungeva a Pavia dove aveva convocato un Concilio per condannare la simonia, ridurre all obbedienza il clero riottoso e sostenere la validità dei canoni. Fu proprio durante quel Concilio che l eretico Berengario di Tours inviò al Papa un insolente epistola su temi teologici, letta da Lanfranco di Pavia, che gli valse la scomunica.

La contesa fra Papato e Impero avrebbe toccato circa trent anni più tardi il suo vertice emblematico nell umiliazione a Canossa di Enrico IV ma avrebbe dato ancora per lungo tempo i suoi amari frutti.

Nel frattempo si faceva strada in Italia una nuova coscienza: le comunità cittadine andavano identificando il loro ruolo via via più importante nella politica generale e nello stesso tempo concentrando i propri interessi all interno delle mura civiche per meglio difenderli dalle interferenze esterne. Si formava il Comune.

Pavia non sfuggì a questo destino. Il Regno Italico aveva ormai compiuto il suo ciclo storico ed i centri nei quali nasceva e si amministrava il potere si allontanavano da quella che era stata la sua capitale. Tagliata fuori dai giuochi internazionali, Pavia venne assumendo una sua connotazione particolaristica e trovando una contropartita nel sostegno e nell impulso alla vita

culturale. I suoi cittadini, non dimentichi del prestigio e della fierezza del passato, consci della durevole forza del diritto e del sapere, dispiegarono le loro energie affinché la loro Alma Mater potesse tenere alta la fronte al cospetto delle altre comunità nascenti, e tutti guardavano alla luce che veniva dalle sue basiliche romaniche e dalla sua fiorente Scuola.

Tra i grandi problemi che si agitavano in quel momento prendeva grande rilievo il pericolo mussulmano. Nel grande Concilio di Clermont il Papa Urbano II predicò la crociata per la riconquista del Santo Sepolcro. Al ritorno dal concilio, nel settembre del 1096 il Papa sostò a Pavia per consacrarvi la chiesa dedicata a S. Maria Gualtieri.

Ancora le sorti del papato non trovavano un loro equilibrio; lo sforzo dei legittimi successori di Pietro era principalmente diretto a restituire autorità al potere ecclesiastico sia in materia disciplinare che giurisdizionale. Per questo motivo il Papa Pasquale II riunì un Sinodo a Troyes nel 1107 ed è probabile che passasse da Pavia sulla strada del ritorno a Roma.

Le grandi lotte che in passato Pavia aveva vissuto da protagonista, avevano lasciato luogo, all interno della sua comunità, a più limitate questioni di sopravvivenza e di preservazione delle libertà civiche. Ciò non impediva, anzi per molti aspetti determinava e favoriva, il rivolgersi a quelli che erano i valori intrinseci della vita comunitaria, all ascolto delle grandi parole della fede e della cultura.

In questo clima si colloca la visita che il Pontefice Innocenzo II, nella sua incessante opera di consolidamento dell unità ecclesiastica, fece a Pavia nel maggio del 1132: in quell occasione il Papa consacrò solennemente la ricostruita aurea Basilica di S. Pietro.

Pochi anni più tardi un nuovo Papa si trovò a Pavia. Non pare essersi trattato di altro che di una o più tappe, tra il giugno ed il luglio del 1148, della dolente peregrinazione che il mite Pontefice Eugenio III andava facendo nel tentativo di recuperare a Roma quel primato che le apparteneva.

La dura situazione del momento sarebbe durata ancora a lungo ed anzi destinata a rinvigorirsi con l ascesa al trono imperiale di Federico di Hohenstaufen.

La lotta tra il Papato e l Impero lambiva ormai solo alla lontana la città di Pavia: la sua obbedienza imperiale la impegnava alla partecipazione ma nella realtà essa badava all interesse particolare ed alla salvaguardia della propria indipendenza da Milano.

Nondimeno proprio a Pavia il Barbarossa con atto autocratico radunava un Concilio per deporre il Papa Alessandro III ed esaltare il suo Antipapa Vittore IV. Registriamo questa presenza solo per dovere di cronaca: l Imperatore e questo Antipapa si trovarono a Pavia nel febbraio del 1160.

Sarebbero trascorsi ancora quasi 260 anni prima che un Papa varcasse le porte della nostra città. Conclusosi il Concilio di Costanza che poneva fine al Grande Scisma d Occidente, il neo-eletto Martino V prese la via di Roma. I tempi erano mutati e Pavia era stata aggregata al Ducato di Milano. Perduto il suo ruolo politico la città stava dando il meglio di sé nella promozione della cultura: l antichissima Scuola di Diritto della Curia pavese aveva bene fruttificato e si era affermata largamente. Fu proprio la fama del suo Studio a far cadere la scelta su Pavia quale sede di un prossimo concilio. Nell ottobre del 1418, dunque, Martino V fu ospite del Duca di Milano nella sua residenza pavese. Ma il Concilio, solennemente promulgato e poi avviato alla data prevista, l aprile del 1423, non ebbe successo e si chiuse rapidamente ed in modo piuttosto melanconico.

Dopo il fallito concilio Pavia perdette il contatto oseremmo dire "personale" con i Papi. Nonostante ciò la Chiesa fu sempre presente con l opera dei suoi Pastori e delle sue istituzioni. Pure il celebre Ateneo, nella sua bella e feconda indipendenza, rappresentò un costante elemento di vivo rapporto con la città. Tra le schiere dei suoi studenti furono infatti sempre largamente rappresentati chierici ed ecclesiastici. Merita qui menzionare in particolar modo coloro che, saliti al Soglio di Pietro, avevano in precedenza respirato l atmosfera vivace e stimolante di Pavia: i Papi Pio II, Sisto IV ed il Santo Pio V, fondatore del Collegio che da lui prese il nome.

La visita di Papa Giovanni Paolo II a Pavia vuole dunque portare alle nostre coscienze il pensiero illuminante ed illuminato della Chiesa e testimoniare quanto Essa guardi con occhio materno provvido ed attento a questa città come perenne focolaio di vita e di pensiero.


Carlo Tibaldeschi

 

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