Pontificale di San Giorgio del 19 Aprile 2008 ...

Pontificale di San Giorgio del 19 Aprile 2008 a Roma (Italiano)      
Written by Dario Castrillón Hoyos   

Pontificale di San Giorgio Martire,
Patrono della Sacra Milizia
San Giorgio in Velabro
19 Aprile 2008

Omelia tenuta dal Gran Priore del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio:
S.Em. Rev.ma il Sig. Cardinale Dario Castrillón Hoyos

Altezza Reale, Ecc.mi Ambasciatori e dignitari dell Ordine,
Cappellani, Cavalieri e dame
e voi tutti qui presenti

oggi nella gioia tipica del tempo pasquale festeggiamo in anticipo il nostro santo protettore San Giorgio. Mi piace ricordare, innanzitutto, che tre anni fa, in questo stesso giorno, abbiamo avuto la gioia dell elezione di Benedetto XVI, per le cui intenzioni, in modo particolare, offriamo questa Santa Messa votiva in onore di San Giorgio. Questi è uno dei santi tra i più popolari che siano mai esistiti; venerato in ogni tradizione cristiana dell Oriente e dell Occidente, patrono dei paesi e degli eserciti. Se la tradizione è unanime nella sua lode, ci si deve accontentare di pochi ma chiari elementi che fanno risalire alla vita di questo giovane martire.

In questo senso egli è come molti martiri nominati nel Canone Romano: Giovanni e Paolo, Cosma e Damiano, Felicità e Perpetua, Agata, Lucia, Agnese, Cecilia ed Anastasia. Il fatto della loro venerazione è una testimonianza preziosissima che ci viene dai primi secoli della vita della Chiesa. Così San Giorgio si trova in grande schiera di martiri che hanno sigillato la loro testimonianza al Signore Gesù con il loro sangue - e questo è più che sufficiente per la loro identificazione.

Le letture che sono state proclamate ci aiutano ad interpretare il senso che il giovane martire San Giorgio ha voluto dare alla sua vita totalmente innestata nella vita di Cristo. Come il tralcio che prende vita dalla linfa che scorre nella vite, Giorgio unito a Cristo ha vissuto la sua breve esistenza abbandonandosi fiduciosamente nelle mani del Padre per fare in ogni cosa la sua volontà. Dice il Signore Gesù nel brano del Vangelo che abbiamo appena ascoltato: Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. . Questa è una verità assolutamente fondamentale per ogni cristiano, illustrata da ogni martire e da ogni santo.

Il giovane martire soldato della Cappadocia, San Giorgio, educato da i genitori e da loro avviato fin dall infanzia sul cammino della vita cristiana, entrò come soldato nella milizia locale, diventando ufficiale al servizio del re persiano Daciano, sotto l imperatore Diocleziano, quando fu ordinata la persecuzione contro i cristiani. Il giovane ufficiale, convertitosi al cristianesimo, si rifiutò di eseguire gli ordine e dopo aver donato tutti i suoi beni ai poveri, confessò la sua fede davanti al tribunale, si rifiutò di offrire sacrifici agli dei pagani, fu quindi percosso ed incarcerato e in catene ebbe il conforto della visione del Signore Gesù.

Con il suo martirio, San Giorgio, innestato in Cristo, ha fatto maturare nella sua breve vita il frutto della santità di una vita fedele a Dio ed ai suoi comandamenti, una fedeltà piena che trova la sua espressione massima nella realizzazione del comandamento dell amore, vissuto fino a donare gratuitamente la propria vita per i fratelli nel martirio.

Le letture della liturgia odierna, accomunano la testimonianza di San Giorgio e quella di Paolo: entrambi hanno sofferto la morte per decapitazione, sostenuti dalla fede, nella comune convinzione che la persecuzione e la morte possono incatenare e uccidere il corpo, ma sicuramente liberano dalle catene il Vangelo. Come Cristo che è vittorioso sulla morte, il martire che per Cristo sopporta ogni cosa, reso partecipe della sofferenza e della morte del Suo Maestro, partecipa anche alla gloria della Sua Pasqua.

La grande diffusione che ha avuto in tutte le nazioni d Europa il culto di San Giorgio testimonia inequivocabilmente che la coscienza europea è cresciuta radicandosi nei valori evangelici e dalle radici cristiane si è sviluppata una società che si è consolidata ponendo la persona come soggetto responsabile del diritto ed inizio di una nuova societas christiana che ha sostenuto il costituirsi delle stesse nazioni europee.

Il nostro Ordine affonda le sue radici in questa feconda Era costantiniana , iniziata con la conversione al cristianesimo dell imperatore Costantino. Rifacendosi all esperienza religiosa dell imperatore, mentre fervevano i preparativi per la battaglia finale contro il rivale Massenzio. A Costantino, preoccupato per la battaglia finale, apparve nel cielo il segno luminoso della Croce, sormontata dal motto In hoc Signo Vinces (31 ottobre 312 d.C.). Dopo la visione, l Imperatore, inizia un suo percorso di fede: fa apporre il simbolo cristiano sugli scudi, sulle armature dei soldati, sulle armi e dul vessillo che prende il nome di labarum (bandiera della vittoria) e quindi il vessillo fu affidato in custodia a cinquanta cavalieri scelti dall Imperatore. A questo fatto si rifà l origine leggendaria dell Ordine Costantiniano.

L Ordine, oggi riconosciuto da diversi Stati tra, i quali l Italia, viva il carisma delle sue remote origini, glorificando la Croce, propagando la Fede ed intervenendo a difesa di Santa Romana Chiesa alla quale è strettamente legato da una secolare tradizione.

Facendo proprie le istanze dell originario carisma, i cavalieri vivono responsabilmente gli impegni derivanti dal loro Battesimo, cercando in ogni cosa la realizzazione della perfetta carità. Essi sono impegnati in prima linea in tutte quelle manifestazioni che concorrono all incremento dei valori evangelici, per contribuire a riscoprire le radici cristiane dell Occidente, perché si ridesti la Fede, stimolando ad ogni costo il ritorno ad un autentica pratica di vita cristiana, partendo dalla famiglia per coinvolgere l intero tessuto sociale.

Questo vale soprattutto oggi, in un momento così critico, dove c è il serio pericolo che tutta l Europa, compresa l amata terra italiana, si dimentiche delle proprie radici cristiane e ceda ad un nuovo paganesimo.

Davanti a queste nuove sfide, accogliendo il mandato ecclesiale, l Ordine approfondisce la sua vocazione laicale nella Chiesa e i Cavalieri e le Dame, ponendosi sotto la protezione di San Giorgio, approfondiscono la loro fede prodigandosi in una responsabile attività di rinnovamento culturale e, inseriti nell urgenza educativa dei nostri tempi, si impegnano da credenti a ricostruire l ormai lacero tessuto sociale.

Accogliendo poi la testimonianza del giovane martire Giorgio e confortati dalla sua protezione, essi vivono il comandamento dell amore come progetto nuovo di vita per trasformare se stessi e la società in cui vivono mediante la prassi della carità, ponendo al centro la persona con i suoi bisogni, per concorrere al bene della sua salute fisica e spirituale.

L assidua preghiera, la partecipazione ai Sacramenti della Penitenza e dell Eucarestia, sostenuta dalle opere di misericordia corporali e spirituali, faranno di ciascuno di loro degli Apostoli della Divina Misericordia che, oggi più che mai, deve risplendere ad ogni livello ed ambito umano.

In questa Santa Messa, che ho la gioia di celebrare nel venerabile Rito Romano antico, che risale a S. Gregorio Magno, vogliamo pregare il Signore affinché l Ordine Costantiniano viva sempre più la sua vocazione per essere lievito cristiano e fermento di rinnovamento sociale. Vogliamo affidare, ogni Cavaliere e ogni Dama, alla protezione della Vergine di Pompei, dei patroni San Gregorio Magno, San Basilio e San Giorgio Martire, affinché possa crescere in ciascuno di loro la capacità di testimoniare ai fratelli l amore di Cristo, fino alla perfezione della carità che tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta e che non avrà mai fine (1 Cor 13,7-8).

S.Em. Rev.ma il Sig. Cardinale Dario Castrillón Hoyos
S.Em Rev.ma il Sig. Cardinale Darío Castrillón Hoyos, S.R.E. Cardinale Presbítero titolare di S.S. Nome di Maria a Foro Traiano, Presidente della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei", Prefetto Emerito della Congregazione per il Clero,
Balì Gran Croce di Giustizia
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