Perché le Nunziature Apostoliche? Una vocazione...

Perché le Nunziature Apostoliche? Una vocazione al servizio della Chiesa (Italiano)      
Written by Giovanni Tonucci   

Loreto, Ordine Costantiniano, 30 maggio 2008

Nel riferirmi al servizio diplomatico della Santa Sede, parlo di una vocazione in senso stretto, perché normalmente chi ne fa parte è stato chiamato per questo lavoro: non è una scelta personale, ma altri il Presidente dell Accademia Ecclesiastica, i Superiori della Segreteria di Stato o il Vescovo diocesano scelgono i candidati.

Chi è e cosa fa un Nunzio Apostolico? A questa domanda c è una risposta facile, ma falsa: è qualcuno che va a ricevimenti, a cocktails e inaugurazioni. Da parte mia ho una spiegazione di quello che fa un Nunzio, ricordando alcuni episodi della mia vita: quando, in un lunedì di Pasqua, nella diocesi di Ngong in Kenya, nel territorio dei Maasai, spingevo l auto insieme con il Vescovo per tirarla fuori dal fango; o quando, nel giorno dell Immacolata, ho viaggiato in jeep per 17½ ore attraverso fiumi e foreste, per raggiungere la parrocchia di Mapiri, in Bolivia; o quando, nel nord del Kenya, sono stato trasportato da un gruppo di donne turkana sulle loro teste; o quando, in una chiesa dell altipiano andino, ho dovuto abbracciare tutte le persone che vi erano riunite, e che, a causa delle condizioni di vita non erano molto pulite; e poi stringere la mano a re, regine, presidenti e criminali. Si fa anche questo per rappresentare il Santo Padre !

Ma ci sono anche circostanze più pericolose, come quelle vissute da S.E. Mons. Giuseppe Bertello, ora Nunzio Apostolico in Italia, all inizio del genocidio in Rwanda, che doveva essere ucciso e che si è salvato per miracolo e per la collaborazione dell Ambasciatore di Francia; o da S.E. Mons. Michael Courtney, ucciso in Burundi; o da S.E. Mons. Fernando Filoni, ora Sostituto della Segreteria di Stato, quando era Nunzio Apostolico in Iraq e unico Ambasciatore occidentale presente a Baghdad durante la guerra.

Da parte mia, più modestamente, posso ricordare i tanti viaggi sulle strade difficili in Bolivia, come nel "camino de los Yungas", considerato, con buone ragioni, la strada più pericolosa del mondo; o le minacce ricevute in Kenya, quando le Suore della Nunziatura furono selvaggiamente attaccate e picchiate, probabilmente per dare a me un avvertimento, e mentre tornavo urgentemente a Nairobi, dal nord dove mi trovavo, avevo la certezza che sarei stato ucciso durante il viaggio.

Il nome ha un significato chiaro: il Nunzio è qualcuno che annuncia; Apostolico si riferisce  a colui per il quale l annuncio viene fatto: l Apostolo Pietro, presente nei suoi successori nella Sede Apostolica di Roma.

C è una lunga tradizione di contatti  tra il Vescovo di Roma e le altre parti della Chiesa: già alla fine del primo secolo, quando la Chiesa di Corinto aveva dei problemi papa Clemente, che regnò tra il 92 e il 99, intervenne con una sua lettera. Il Papa inviò i suoi rappresentanti, o legati papali, ai concili ecumenici, e, quando l imperatore risiedeva a Costantinopoli, inviava dei suoi ambasciatori, chiamati "apocrisarii".

I primi Nunzi furono inviati per missioni temporanee, con incarichi speciali anche fuori Europa: nel 1245, Innocenzo IV inviò formalmente P. Giovanni Pian di Carpine all Imperatore dei Mongoli. Le relazioni con quell impero durarono per un secolo. Nel 1336, una missione formata da 16 persone venne dalla Cina e giunse ad Avignone; il Papa Giovanni XXII, da Avignone, inviò in Cina il P. Marignolli, che giunse a Pechino nel 1342.

Più tardi, con la formazione degli stati nazionali in Europa, furono create Nunziature stabili. Il loro fine era sempre soprattutto religioso, come, ad esempio, nel caso delle missioni di Nunzi in Francia presso Luigi XIV, tendenti ad ottenere dal re l accettazione dei decreti del Concilio di Trento nel regno.

Il numero delle Nunziature Apostoliche crebbe a mano a mano che nel mondo aumentarono le nazioni conosciute. Il processo in America Latina fu lento, per le radici massoniche del movimento di indipendenza da Spagna e Portogallo. Negli anni 60 del secolo scorso vi fu un forte incremento, con l indipendenza africana. Quindi negli anni 90 con il crollo dell Unione Sovietica e il ritorno alla scena internazionale delle nazioni che ne facevano parte.

Nel 1960, avevano relazioni diplomatiche con la Santa Sede 56 nazioni; oggi sono 182. A queste, si aggiungono alcuni casi anomali, come l Unione Europea, presso la quale il rappresentante del Papa è Nunzio; e la Russia, che riceve un Nunzio e manda un Ambasciatore, pur non avendo relazioni diplomatiche e con il fine di facilitarle. La Santa Sede ha anche Osservatori Permanenti presso diverse Organizzazioni Internazionali. In alcuni casi, da una stessa residenza il Rappresentante copre ruoli diversi: in Kenya, il Nunzio è anche Osservatore Permanente presso UNEP e Habitat; a Stoccolma il Nunzio rappresenta il papa nei cinque Paesi Nordici. A Parigi, a Vienna e a Bruxelles, invece, ci sono diverse rappresentanze per il Paese e per le agenzie internazionali.

Alcuni casi speciali: la Svizzera in passato riceveva un Nunzio ma non inviava un Ambasciatore in Vaticano; l Ordine di Malta (SMOM) ha un Ambasciatore presso la Santa Sede ma non riceve un Nunzio.

Tradizionalmente, il Nunzio Apostolico è il Decano del Corpo Diplomatico. Questo privilegio fu ratificato nel Congresso di Vienna (1815) e confermato nella Conferenza Diplomatica di Vienna del 1960; in passato, per distinguere i Rappresentanti Pontifici che non godevano del diritto di decananza, erano state create le figure dell Inter-Nunzio e del Pro-Nunzio. Da 1993, si usa per tutti il solo titolo di "Nunzio", e, nell Annuario Pontificio, si è inserita l indicazione per sapere se uno è o no decano del Corpo Diplomatico.

Ci si può chiedere: se il Nunzio è allo stesso tempo Vescovo e diplomatico, riveste un doppio ruolo? Soffre di una personalità divisa, avendo la necessità di cambiare cappello o atteggiamento a seconda delle circostanze: ora uomo di chiesa, ora diplomatico? Il problema non dovrebbe esistere: un Nunzio è sempre Vescovo, e quindi pastore, con una missione presso la Chiesa locale e presso la società civile, in quanto sempre rappresentante del Vescovo di Roma, capo della Chiesa Cattolica, e non di un sovrano politico. Il servizio diplomatico era presente anche quando non c era affatto uno Stato della Chiesa (1870-1929).

Le relazioni diplomatiche sono stabilite dalla Santa Sede, non dallo Stato della Città del Vaticano anche se talvolta si sono difficoltà di comprensione e di linguaggio, o anche di  accettazione, come era nel caso degli Stati Uniti, prima dello stabilimento delle relazioni, nel 1984.

I contatti con la società civile hanno il fine di garantire la sopravvivenza  e l indipendenza della Chiesa e l esercizio del suo ruolo specifico (libertà di mantenere i contatti con il centro; libertà di movimento e di responsabilità di vescovi e sacerdoti; libertà di coscienza e di culto per tutti); in assenza di queste condizioni di base, normalmente non ci sono relazioni diplomatiche, come oggi accade con Cina e Vietnam.

In presenza anche di gravi difficoltà, la Santa Sede non rompe le relazioni diplomatiche: dopo la II Guerra Mondiale i Nunzi sono stati espulsi dai paesi dell Est Europeo dominati dal comunismo, e lo stesso è accaduto più recentemente in Vietnam. Il Nunzio non ha mai abbandonato Cuba. La Cina è un caso a sé, per complesse ragioni storiche e per la permanenza di una ideologia ostile alla religione e in particolare alla Chiesa Cattolica.

In queste relazioni, si esercita un delicato equilibrio tra idealismo e realismo, per garantire a tutti, anche a chi non è un eroe, uno spazio sufficiente per vivere la propria fede. I Concordati, o gli accordi parziali firmati dalla Santa Sede con alcuni stati, sono sempre decisioni dolorose, nelle quali si devono fare alcune concessioni per avere degli spazi  di azione e per salvare quanto più possibile i diritti della Chiesa e dei cristiani.

Nel desiderio di rafforzare i valori del Vangelo e i diritti umani fondamentali, non si esercitano pressioni militari o economiche, che la Santa Sede non ha, ma si usa solo la forza della convinzione.

La grande sfida di ogni epoca è la pace, e nell agire per la pace la Santa Sede ha registrato grossi fallimenti: Quando si preparava la I.a guerra mondiale, Benedetto XV fece la previsione che sarebbe stata un "Inutile macello". Aveva ragione, ma non fu ascoltato e fu sbeffeggiato da Mussolini, che ironizzò sul suo aspetto, chiamandolo "Benanetto". Prima della II.a guerra mondiale, Pio XII disse: "Nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra". Aveva ragione, ma neppure lui fu ascoltato; Prima dell inizio della guerra in Iraq, Giovanni Paolo II affermò che è facile cominciare una guerra, ma che il difficile è terminarla. Anche lui aveva ragione, ma neppure lui fu ascoltato.

Un successo si ebbe nella mediazione tra Cile e Argentina, che, nel 1978, stavano per iniziare la guerra per una disputa sulla sovranità nello stretto del Beagle.

Di per sé, la mediazione è sempre difficile, perché il mediatore non può prendere posizione e deve restare neutrale, anche quando le colpe di una delle due parti fossero evidenti.

È invece necessaria la neutralità della Santa Sede nei conflitti: c è crudeltà dappertutto e  nessuno può pretendere che il proprio esercito abbia la benedizione di Dio. Per questo, furono rifiutate "benedizioni" per gli eserciti, anche quando, come prima della I.a guerra mondiale, furono richieste.

Nella II.a guerra mondiale, accanto alle atrocità commesse dai tedeschi, anche gli alleati si macchiarono di gravi violazioni contro le popolazioni inermi, e non diedero mai alla Santa Sede la possibilità di agire con la libertà e la disponibilità utile e necessaria.

In questi ultimi anni, la preoccupazione più urgente della Santa Sede si riferisce ai valori della famiglia, al rispetto per la vita, al matrimonio, alla dignità della persona umana, al nuovo campo della bio-etica.

Nei contatti con le società civili, ho trovato una grande differenza nei diversi paesi nei quali ho lavorato. In Bolivia, paese cattolico, i contatti con i governanti erano facili e immediati. Molto meno in Kenya, di tradizione protestante ma con un certo prestigio della Chiesa Cattolica, definita già da Jomo Kenyatta "la coscienza della società". Nei Paesi Nordici, infine, con la Chiesa quasi invisibile, c è una grande difficoltà a  dire qualsiasi cosa, dato che in essi la classe politica si considera al di sopra di ogni critica.

L impegno della Santa Sede verso le Chiese locali nasce dalla specifica struttura della Chiesa Cattolica, che è una in molte parti, e non una collezione di chiese nazionali. Secondo quanto afferma il Codice di Diritto Canonico, nel can. 368: "Le chiese particolari nelle quali e dalle quali esiste la sola e unica Chiesa Cattolica sono prima di tutto le diocesi". Il Papa ha una giurisdizione diretta sul corpo intero.

Il compito principale delle Nunziature è pertanto quello di assicurare la presenza del Vescovo di Roma in ogni parte della Chiesa Universale: esse sono quindi strumento di comunione effettiva (giuridica) e affettiva (teologica e spirituale). Esse trasmettono comunicazioni da Roma alle chiese locali, e insieme cercano di creare comprensione e collaborazione. Questo viene fatto non attraverso uno stile da "prefetto" o "proconsole" ma come ambasciatore, che non decide ma comunica le decisioni prese altrove.

Le relazioni con i Vescovi devono essere particolarmente strette, in modo da poter affrontare con loro situazioni ordinarie o straordinarie. Un Nunzio dovrà anche mostrare il suo sostegno per la Chiesa locale, specialmente di fronte a opposizioni e contrasti.

La trasmissione di informazioni deve essere costante e accurata, per rendere possibili le decisioni che il Papa prende in tutta la Chiesa. Specialmente per la nomina dei Vescovi, Egli deve contare sulle raccomandazioni accurate ed attendibili dei Nunzi.
Di qui, la necessità per questi di una attività di presenza, attraverso visite, viaggi, incontri, per sottolineare la realtà della comunione, per essere efficienti, per conoscere e capire.

S.E. Rev.ma Mons. Giovanni Tonucci
Arcivescovo Prelato di Loreto, Delegato Pontificio del Santuario della Santa Casa,
Cappellano Gran Croce di Merito
For the Royal Commission of Italy

 

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