La Pinacoteca Ambrosiana (Italiano)

Written by Franco Buzzi   

Con la donazione della collezione di quadri e disegni del Cardinale Borromeo fu costruita la Pinacoeca Ambrosiana, ad integrazione della Biblioteca

Ideata fino dal 1607, a compimento e integrazione della Biblioteca, la Pinacoteca Ambrosiana fu ufficialmente costituita il 28 aprile 1618 quando il cardinale Federico Borromeo, Arcivescovo di Milano, donava alla sua creazione una collezione di quadri e di disegni da lui appositamente adunata. Questa, nell'intenzione del fondatore, doveva servire da modello e sussidio a una futura "Accademia di Belle Arti" per la formazione e l'educazione del gusto estetico in conformità alle deliberazioni tridentine. L'Accademia fu difatti creata nel 1621, e primo Presidente fu il pittore Giovan Battista Crespi detto il Cerano. La nuova istituzione ebbe vita fiorente soprattutto nel periodo iniziale: vi aderirono infatti pittori come il Procaccini, il Morazzone, il Nebbia e Daniele Crespi inseme a  scultori e architetti insigni, quali il Biffi e il Mangone; ma più tardi decadde, finché cessò di esistere andando a confluire, nel 1776, nell'Accademia di Brera.

Rimase però, e si sviluppò sempre di più, la straordinaria quadreria che lo stesso cardinale Borromeo aveva descritto, nel 1625, in un suo testo intitolato Musaeum; in esso venivano descritte opere di Raffaello, Leonardo, Tiziano, Caravaggio, Brueghel, Dürer, il meglio dell'intera raccolta tuttora esistente. All'epoca della donazione di Federico, nel 1618, si contavano già circa 250 dipinti, tra originali e copie (una trentina); oggi si elencano più di 2.000 opere su tavola, su tela e su rame di cui, per mancanza di spazio espositivo, solo 300 sono visibili al pubblico.

Tra i dipinti di maggior rilievo dell'Ambrosiana vanno certamente segnalati: il Ritratto di Musico (forse Josquin des Prez o Franchino Gaffurio, maestri di Cappella del Duomo) di Leonardo, che rappresenta un'assoluta novità rispetto alla tradizione ritrattistica milanese, la Canestra di frutta di Caravaggio, dove lo straordinario naturalismo del maestro lombardo riesce a trasfigurare un soggetto reale ordinario in arte pura, la Dama con la reticella (Beatrice d'Este ?) di Ambrogio De Predis, geniale discepolo di Leonardo, l'Adorazione dei magi di Tiziano quadro, questo, commissionato dal cardinale Ippolito d'Este per Enrico II di Francia che reca ancora la cornice originaria con le imprese di Diana di Poitiers, la colta amante del re.

Non debbono poi sfuggire all'attenzione i pittori leonardeschi presenti nella raccolta ambrosiana quali Luini, Bramantino, Marco d'Oggiono, Giampietrino e Salaino come pure gli splendidi quadri dei fiamminghi, Brueghel, Bril, Rottenhammer; meritano infine autorevole menzione la Sacra Conversazione di Bergognone, la Madonna del baldacchino di Botticelli, il Presepe di Federico Barocci e la suggestiva Natura morta con strumenti musicali di Evaristo Baschenis.

Alla Pinacoteca bisogna anche ricondurre la serie di circa 300 smalti, generalmente su avorio; la raccolta con 21.000 incisioni, in gran parte dono del marchese Federico Fagnani nel 1840, e l'imponente collezione di disegni originali di autori celebri, anch'essa iniziata da Federico Borromeo, con quasi 10.000 unità. La così detta Galleria portatile di disegni o Codice Resta dal nome del collezionista che nel Seicento riunì in un solo volume di grande formato 248 disegni di vari autori con alla testa Michelangelo assieme al maestoso e celeberrimo cartone preparatorio per la Scuola di Atene di Raffaello, costituiscono gli oggetti di maggior venerazione in questo settore.

Orgoglio e vanto dell'Ambrosiana è sicuramente il Codice Atlantico (il nome deriva dal suo grande formato, tipo atlante), che costituisce la più ampia e stupefacente collezione di fogli leonardeschi ad oggi nota.

Questo enorme volume (mm 650x440 di 401 carte) fu allestito nel tardo Cinquecento dallo scultore Pompeo Leoni (1533 ca. - 1608) che raccolse, quasi alla maniera di zibaldone, una raccolta miscellanea di scritti e disegni vinciani costituita da circa 1.750 unità.

Con lavoro di forbici e colla il Leoni approntò il montaggio, su pagine di ampio formato, dei fogli sciolti o di estratti da vari quaderni di Leonardo. Il suo vero intendimento era, più che seguire un ordine cronologico o tematico, piuttosto quello di creare un'opera spettacolare e suggestiva.

Il materiale raccolto nel Codice Atlantico abbraccia l'intera vita intellettuale di Leonardo per un periodo di oltre quarant'anni, cioè dal 1478 al 1519. In esso si trova la più ricca documentazione dei suoi contributi alla scienza meccanica e matematica, all'astronomia, alla botanica, alla geografia fisica, alla chimica e all'architettura.

Disegni di ordigni da guerra, macchine per scendere nel fondo del mare o per volare, dispositivi meccanici, utensili specifici di vario genere frammisti a progetti architettonici e urbanistici. Ma c'è pure la registrazione dei suoi pensieri attraverso apologhi, favole e meditazioni filosofiche. I singoli fogli sono gremiti di annotazioni sugli aspetti teorici e pratici della pittura e della scultura, sull'ottica, sulla teoria della luce e dell'ombra, sulla prospettiva, per giungere sino alla descrizione della composizione dei materiali da lui usati.

I fogli del Codice Atlantico, dunque, permettono una ricognizione ad ampio raggio del pensiero di Leonardo e della cultura scientifica del suo tempo; risulterebbe pertanto impossibile intraprendere qualsiasi studio vinciano senza farvi riferimento.

Mons. Franco Buzzi
Prefetto dell'Ambrosiana

 

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