Il Munus Docendi Ecclesiae e il diritto ...

Il Munus Docendi Ecclesiae e il diritto dei fedeli di ricevere la parola di Dio (Italiano)      
Written by Bruno Lima   

Il Libro III del Codice di Diritto Canonico assolve ad un compito che non si esaurisce nella tematica ad esso strettamente pertinente, ovvero il munus docendi Ecclesiae, ma si compenetra ed interagisce in maniera essenziale con i restanti munera sanctificandi e regendi e ne sottende i postulati fondamentali. A tal proposito, infatti, anche il Codex pio - benedettino del 1917, assai efficacemente esprimeva la finalità teologica di tale materia, inserendone la trattazione nel titolo concettualmente più ampio De Magisterio Ecclesiastico (Liber tertius, De rebus, pars quarta, cann. 1322 - 1408) che ne evidenziava emblematicamente il contesto di riferimento con l'insopprimibile ruolo guida ad esso spettante. La funzione di insegnare della Chiesa, espressione del suo Magistero, è dunque direttamente riconducibile alla Divina Rivelazione unitamente alla Sacra Scrittura e alla Tradizione, incarnando con la propria interpretazione autentica quel mandato missionario che il Divino Fondatore ha voluto trasmettere nei secoli [1] verità evangelica cui ogni uomo è chiamato ad aderire fiduciosamente per guadagnare il sommo dono della salvezza eterna trova nel munus docendi Ecclesiae il mezzo umano e ad un tempo soprannaturale di trasmissione, consentendo una comprensione chiara e liberante del depositum fidei consegnato alla Chiesa per attuare la sua missione salvifica universale. Si comprende, allora, come le funzioni di santificare e di governare siano intimamente connesse a quella di insegnare, attingendo da essa in un certo senso la linfa che alimenta l'azione missionaria della Chiesa nel preservarla dai pericoli di devianti interpretazioni unilaterali che - attentando alla integrità della fede - ne adultererebbero i contenuti a discapito del fine ultimo [2]. Il Libro III nel CIC vigente ha acquisito diverse caratteristiche strutturali e nuove tipologie contenutistiche che tengono conto delle più recenti problematiche che la Chiesa deve affrontare, seguendo nello stesso tempo un percorso di continuità con la Tradizione e il Magistero precedenti, benché sia riscontrabile una preponderanza degli indirizzi teologico - pastorali del Concilio Vaticano II [3]. Si tratta di 87 canoni (747 833) suddivisi in cinque titoli preceduti da una parte introduttiva: 1° Il ministero della parola divina; 2° l'azione missionaria della Chiesa; 3° l'educazione cattolica; 4° gli strumenti di comunicazione sociale e in specie i libri; 5° la professione di fede. Mediante la esclusività degli argomenti concernenti il munus docendi nell'ambito del Libro III il legislatore ha voluto dare maggiore risalto a questa materia all'interno del Codice, dove in passato invece era associata alla trattazione degli altri munera di cui sopra. È evidente del resto come il supremo legislatore - pur nell'ambito di un effettivo rinnovamento normativo - abbia tuttavia confermato l'inseparabilità dei tria munera nella loro concreta attuazione. Riguardo al munus docendi, in particolare, e alla sua funzione di trasmettere la parola di Dio si può notare infatti la stretta connessione con l'amministrazione dei sacramenti - di cui generalmente costituisce la forma [4] - e la potestà di giurisdizione della Chiesa, dalla quale promana la disciplina che ne regola correttamente l'esercizio. Dalla nuova configurazione del Libro III risulta, insieme alla più delimitata specificità tematica, il cambiamento di titoli e capitoli rispetto alle denominazioni usate nel Codex anteriore; in particolare emerge la novità del titolo II che non è assimilabile al precedente capitolo De sacris missionibus, il titolo De seminariis confluito nel titolo I del Libro II, mentre l'unico titolo che ha mantenuto una denominazione identica all'antecedente è quello sulla professione di fede [5]. Lo scopo qui prefissato è quello di dare una spiegazione scorrevole e sintetica dei principi che stanno alla base del Libro III del CIC, privilegiando le nozioni fondamentali che aiutino il lettore a comprenderne l'essenza teologica oltre che giuridica, con uno speciale riguardo al diritto dei fedeli di ricevere la parola di Dio. Questo breve commentario sulle finalità del Libro III del Codice di Diritto Canonico vuole diventare in tal modo non solo un ausilio tecnico che agevoli l'approccio degli studiosi al testo normativo, ma aspira a comunicare il bisogno di quell'esigenza interiore che dovrebbe essere da tutti avvertita come imprescindibile, ovvero la necessità di non distaccarsi mai dalle linee guida del Magistero della Chiesa, in primo luogo dal supremo Magistero petrino reso sempre vivo e vivificante nella Persona del Romano Pontefice [6]. La testimonianza della verità contempla il massimo esercizio della carità perché si identifica con il cuore pulsante dell'azione salvifica per eccellenza di Gesù Cristo Vero Dio e Vero Uomo: è esperienza liberante dalla decadenza del peccato e di rinascita spirituale nella Grazia [7]. Il Santo Padre Benedetto XVI ha mirabilmente interpretato questo insopprimibile bisogno umano individuandone l'indole di gratuità tipica di ogni gesto e ufficio che promana dalla Chiesa: "Il comandamento dell amore diventa possibile solo perché non è soltanto esigenza: l amore può essere comandato perché prima è donato" [8]. In altri termini, si può dedurre che tutto nella vita della Chiesa deve essere improntato alla ricerca della verità e il Diritto canonico, con la sua peculiare sistematicità, non fa eccezione a questa aspirazione di giustizia. "La legge della Chiesa è, anzitutto, lex libertatis : legge che ci rende liberi per aderire a Gesù. Perciò, occorre saper presentare al Popolo di Dio, alle nuove generazioni, e a quanti sono chiamati a far rispettare la legge canonica, il concreto legame che essa ha con la vita della Chiesa, a tutela dei delicati interessi delle cose di Dio, e a protezione dei diritti dei più deboli, di coloro che non hanno altre forze per farsi valere, ma anche a difesa di quei delicati beni che ogni fedele ha gratuitamente ricevuto il dono della fede, della grazia di Dio, anzitutto che nella Chiesa non possono rimanere senza adeguata protezione da parte del Diritto" [9]. Il depositum fidei  radice primigenia del grande edificio dello Spirito da cui scaturiscono i beni elargiti dal Salvatore ai membri della Chiesa - con la sua ineguagliabile ricchezza di doni soprannaturali necessita di una speciale tutela dalle contaminazioni più o meno esplicite cui da sempre è fatto segno. La disciplina canonistica del munus docendi si comprende pienamente nella logica anzidetta di trasmettere correttamente quanto si è ricevuto, nella perfetta convinzione che ministeri e carismi diversi nella Chiesa esprimono la sua armonica unità  nell'adesione all'unica Verità [10]. Cedere a tentazioni egoistiche e fuorvianti di protagonismo arbitrariamente perseguito, significherebbe tradire il precetto di restare uniti sull'esempio evangelico della vite e dei tralci [11]. Chi si rende responsabile della diffusione di dottrine teologiche non conformi al depositum fidei e, dunque, in evidente contrasto con quanto discende dall'interpretazione magisteriale di esso, intacca direttamente il predetto diritto dei fedeli a ricevere la parola divina autentica. Non è onesto nè lecito ingannare la coscienza dei fedeli presentando come dottrina cattolica determinate speculazioni intellettuali che sono semplicemente frutto di incerte o manifestamente errate opinioni personali. In tal senso gli autori di siffatte teorie devianti, attentando alla ortodossia e alla purezza della fede, recano un grave danno al diritto dei fedeli a ricevere la parola divina non alterata e sono passibili di imputazioni implicanti le giuste pene previste in proposito dall'ordinamento canonico. Il Servo di Dio Giovanni Paolo II riguardo ai pericoli insiti nella trasmissione adulterata dei contenuti della fede ha precisato: solo Cristo insegna, mentre ogni altro lo fa nella misura in cui è il suo portavoce, consentendo al Cristo di insegnare per bocca sua i teologi e gli esegeti hanno il dovere di stare molto attenti a non far passare come verità certe ciò che appartiene, al contrario, all ambito delle questioni opinabili o della disputa tra esperti" [12]. Sono pertanto ascrivibili al suddetto genere di delitti quelle condotte che comportano le pene e le censure previste dal Codex per i "delitti contro la religione e l'unità della Chiesa" (Libro III, titolo I) e per i "delitti contro le autorità ecclesiastiche e contro la libertà della Chiesa" (Libro III, titolo II). Rientrano specificamente in siffatta tipologia penale le seguenti fattispecie con i rispettivi responsabili: gli autori dei delitti di apostasia e di eresia che incorrono nella scomunica latae sententiae (can. 1364); i genitori o coloro che ne fanno le veci che fanno battezzare o educare i figli in una religione acattolica, puniti con una censura o con un'altra giusta pena (can. 1366); chi insegna una dottrina condannata dal Romano Pontefice o da un Concilio Ecumenico e la pertinacia nel respingere la dottrina (can.1371 §1) di cui al can. 752 circa il religioso ossequio dell'intelletto e della volontà che si è tenuti a prestare ad una dottrina enunziata in materia di fede o di costumi dal Sommo Pontefice o dal Collegio dei Vescovi nell'esercizio del loro magistero autentico, anche se non intendono proclamarla con un atto definitivo. Le ipotesi di cui al can. 1371 §1 concernono la manifestazione pubblica di dottrine erronee benché non dichiarate eretiche [13]. Il clima di tensione talvolta suscitato in epoca postconciliare ad opera di talune frange della teologia nei confronti della gerarchia ecclesiastica su importanti tematiche concernenti la fede e la morale, trae origine da una distorta interpretazione dei testi prodotti dall ultima assise conciliare da parte di chi non ne ha compreso il senso di continuità con la Tradizione e il Magistero perenni della Chiesa o addirittura ha volutamente inteso negare tale nesso. Ribadisco, naturalmente, che la funzione di insegnare non ha uno scopo esclusivamente cautelativo che aiuti a scongiurare o dissipare problematiche temporanee che potrebbero derivare da singole scelte abusive; essa mira innanzitutto com è logico a segnare una traiettoria disciplinare che serva a guidare la vita ecclesiale nel suo basilare compito di adempiere il mandato missionario del Signore: "Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato" (Mt 28, 18 20) [14]. Nel munus docendi Ecclesiae si concreta pertanto il diritto dei fedeli a ricevere la parola di Dio, garantendone le caratteristiche di unità ed integrità attraverso la potestà magisteriale, unica a poterla interpretare autenticamente [15] dai canoni 213 e 217. A tal proposito occorre però tenere presente anche quanto espresso dai canoni 229 §1 e 762 [16]. Non minore importanza, nello stesso tempo, deve attribuirsi al diritto di approfondire e conservare la parola di Dio Giovanni Paolo II sul diritto dei fedeli a ricevere la parola di Dio ha affermato: "da un punto di vista teologico, ogni battezzato, per il fatto stesso del battesimo, possiede il diritto di ricevere dalla Chiesa un insegnamento e una formazione che gli permettano di raggiungere una vera vita cristiana" [17]. Ma il Pontefice non manca di sottolineare l importanza di una trasmissione integra del contenuto della fede da cui purtroppo si discostano nettamente quelle opere catechetiche non conformi all insegnamento del Magistero della Chiesa: "colui che diventa discepolo di Cristo ha il diritto di ricevere la parola della fede non mutilata, non falsificata, non diminuita, ma completa ed integrale, in tutto il suo rigore ed in tutto il suo vigore Ma occorre parimenti riconoscere, con onestà ed umiltà, che questa fioritura e questa ricchezza hanno comportato saggi e pubblicazioni equivoche e dannose ai giovani ed alla vita della Chiesa " [18]. Al diritto dei fedeli di ricevere la parola di Dio corrisponde il dovere dei sacri ministri di annunciarla attraverso la predicazione (cann. 762 ss.) che, il nuovo Codex in determinate circostanze e in particolari casi, consente possa essere esercitata anche dai Christifideles laici (can.766), escludendo però nettamente l omelia riservata al sacerdote o al diacono (can.767). Analoghi presupposti sono quelli che riguardano la preparazione previa all amministrazione dei sacramenti (can.843§2) [19]. Benedetto XVI, pronunciandosi su statuto e metodo della teologia cattolica e facendo un esplicito riferimento all'Istruzione Donum Veritatis [20], ha manifestato chiaramente l irrinunciabile legame di fondo esistente tra il lavoro di ricerca del teologo e lo spirito di obbedienza che deve animarlo, non disgiuntamente dalla componente spirituale e contemplativa che stanno alla base della vita di ogni fedele che attende da Dio i suoi doni soprannaturali : "La rivelazione di Cristo è di conseguenza il principio normativo fondamentale per la teologia. Essa si esercita sempre nella Chiesa e per la Chiesa, nella fedeltà alla Tradizione apostolica. Il lavoro del teologo deve, pertanto, svolgersi in comunione con il Magistero vivo della Chiesa e sotto la sua autorità. Considerare la teologia un affare privato del teologo significa misconoscerne la stessa natura. Soltanto all interno della comunità ecclesiale, nella comunione con i legittimi Pastori della Chiesa, ha senso il lavoro teologico che richiede evidentemente la competenza scientifica, ma anche, e non meno, lo spirito di fede e l umiltà di chi sa che il Dio vivo e vero, oggetto della sua riflessione, oltrepassa infinitamente le capacità umane. Soltanto con la preghiera e la contemplazione si può acquisire il senso di Dio e la docilità all azione dello Spirito Santo, che renderanno la ricerca teologica feconda per il bene di tutta la Chiesa   [21]. In merito all approfondimento e alla conservazione della parola di Dio si può ben dire che svolgono una funzione di natura prodromica rispetto al diritto di ricezione della medesima parola. Il diritto di approfondimento trova la sua radice nella possibilità di scrutare più intimamente la parola di Dio; ciò viene espresso attraverso il can. 747§1 e concesso ad ogni battezzato, ma trova conferma anche nel testo dei cann. 218 e 386 §2 [22], benché il penultimo canone citato prenda ad oggetto un ambito più circoscritto del medesimo diritto nel considerare la libertà e i limiti di ricerca per chi si dedica alle scienze sacre. Il diritto di conservare la parola di Dio è riconducibile invece alla necessità già ampiamente e mai abbastanza sottolineata di non ingenerare dubbi e traviamenti nella mente dei fedeli attraverso insegnamenti scorretti basati su dottrine teologiche errate. I predetti diritti di approfondimento e conservazione della parola di Dio, come si può arguire, sono fortemente collegati a quello in precedenza esaminato della sua ricezione e ne condividono le medesime esigenze di tutela da contaminazioni fuorvianti. Il Diritto canonico per sua stessa natura e finalità ha il compito di scongiurare quelle forme anomale di dissenso intraecclesiale che inevitabilmente finiscono per turbare la vita stessa dei fedeli e rendono più difficile la giusta fruizione e sereno esercizio dei loro diritti. In tale prospettiva si collocano quelle procedure che il legislatore ha stabilito per assicurare la protezione del diritto dei fedeli a ricevere la parola di Dio esente per così dire da alterazioni. Tra gli istituti giuridici che operano in forma preventiva rispetto alla tutela della fede ricordiamo dunque i seguenti: le diverse disposizioni codiciali inerenti alla retta dottrina richiesta per ricoprire un ufficio ecclesiastico (cfr. can.149§1; can.205; can.810§1, can.818, etc.); l emissione della professione di fede di cui al can. 833; l istituto della licenza - e il connesso ruolo del censore ecclesiastico - per l esame previo alla pubblicazione di libri di carattere religioso o morale ovvero in merito al coinvolgimento di fedeli laici, chierici o religiosi in qualsiasi attività attinente ai mezzi di comunicazione sociale (cfr. cann. 822 832) [23]. Il CIC del 17 con il can. 1397 stabiliva l obbligo di denuncia all autorità ecclesiastica da parte dei fedeli che fossero a conoscenza di libri perniciosi per la fede o la morale [24]. Siffatto obbligo di denuncia va considerato in quell ottica di carità che ne ha ispirato la formulazione proprio per lo scopo intrinseco di voler difendere un bene comune a tutti i fedeli che da alcuni viene minacciato. La Congregazione per la Dottrina della Fede il 14 giugno del 1966 ha abolito gli effetti di legge dell Indice dei libri proibiti, ma non ha inteso affatto escluderne il valore morale che permane nella sua assolutezza [25]. Nonostante la normativa in vigore non sancisca un obbligo della licenza previa alla pubblicazione di libri o altri scritti riguardanti la fede e i costumi, tuttavia essa permane ugualmente sotto forma di raccomandazione come enunciato dal can. 827 §3. Resta affidata alla discrezionalità degli ordinari - sia singolarmente sia collegialmente - l eventuale prescrizione della suddetta censura. La stessa Congregazione per la Dottrina della Fede, del resto, con il Decreto de Ecclesiae pastorum vigilantia circa libros [26] (19.03.1975), ha inteso ribadire la necessità di un controllo accurato su questa materia proprio per garantire il diritto dei fedeli alla ricezione di un messaggio di fede non inquinato da storture più o meno gravi. La Costituzione apostolica sulla Curia Romana "Pastor Bonus (20.11.1982), ha attribuito alla Congregazione per la Dottrina della Fede specifica competenza affinché riprovi tempestivamente scritti e opinioni erronei e pericolosi in materia di fede, prescrivendo un esame previo delle pubblicazioni, pur garantendo la possibilità di spiegazione da parte dei loro fautori [27]. È chiaro che nel caso di dottrine erronee diffuse da soggetti che nella Chiesa rivestono una funzione pubblica la responsabilità è direttamente proporzionale al ruolo svolto da costoro, per cui il nihil obstat deve essere valutato con maggiore ponderazione. A conclusione di questa riflessione è opportuno evidenziare il bisogno di leggere gli interventi autoritativi della gerarchia ecclesiastica nell unico modo che li caratterizza nel metodo e soprattutto nella finalità ovvero l esercizio della carità di Cristo di cui la Chiesa è strumento privilegiato. Carità nella verità che si preoccupa di sollevare dall errore chi vi è incorso e ancor di più preservare da esso coloro che potrebbero esservi indotti da un cattivo esempio. Le sfide che la Chiesa deve affrontare nella nostra epoca sono molteplici e particolarmente impegnative sul piano dello sforzo di pacificazione sociale che da più parti, dissennatamente, si cerca di sabotare. Suscitare un dissenso intraecclesiale denoterebbe un insensato spirito di disordine in un certo senso molto più pericoloso e funesto delle difficoltà che il mondo esterno pone con le sue inquietudini. Il Diritto Canonico riveste sicuramente un ruolo di primo piano in quest opera di guida attenta per un retto cammino del popolo di Dio sulle orme del Signore Gesù Cristo.

Don Bruno Lima, Docente Stabile Straordinario di Diritto Canonico ISSR dell Aquila
For the Delegation of Abruzzo and Molise


[1] "Promuovere e custodire, nell unità della Chiesa, la fede e la vita morale è il compito affidato da Gesù agli Apostoli (cf. Mt 28, 19-20), che prosegue nel ministero dei loro successori (GIOVANNI PAOLO II, Enciclica Veritatis Splendor, n.27- 6.08.1993). Il Servo di Dio PIO XII - di cui quest anno ricorre il cinquantesimo anniversario della morte (1958 2008) nell Enciclica Humani Generis (12.08.1950) sul relativismo teologico, ha affermato: "Dio insieme a queste sacre fonti (Sacra Scrittura e Tradizione) ha dato alla sua chiesa il vivo magistero, anche per illustrare e svolgere quelle verità che sono contenute nel deposito della fede soltanto oscuramente e come implicitamente. E il divin Redentore non ha affidato questo deposito, per l autentica interpretazione, né ai singoli fedeli, né agli stessi teologi, ma solo al magistero della Chiesa" (PIO XII, Enciclica Humani Generis, in Enchiridion delle Encicliche, 6, EDB, Bologna 1995, 643).

[2] "E così abbiamo conferma migliore della parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l attenzione, come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e la stella del mattino si levi nei vostri cuori. Sappiate anzitutto questo: nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione, poiché non da volontà umana fu recata mai una profezia, ma mossi da Spirito Santo parlarono quegli uomini da parte di Dio" (2Pt, 1, 19-20). "Nel nostro secolo, in particolare durante la preparazione e la realizzazione del Concilio Vaticano II, la teologia ha contribuito molto ad una più profonda comprensione delle realtà e delle parole trasmesse (Dei Verbum, n.8) ma ha anche conosciuto e conosce ancora dei momenti di crisi e di tensione" (Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione Donum veritatis sulla vocazione ecclesiale del teologo, Libreria Editrice Vaticana Elle DI CI, Città Del Vaticano Torino 1990, Introduzione,4); cfr. Pellegrino P., Lezioni di Diritto Canonico, Giappichelli, Torino 2004, 17ss.; Dalla Torre G. Boni G., Conoscere il Diritto Canonico, Edizioni Studium, Roma 2006, 58ss.

[3] il Symposium ha inteso finalizzare il suo impegno nel cogliere gli elementi portanti e la struttura essenziale del Codice, quale novità fondamentale del Concilio Vaticano II, in linea di continuità con la tradizione legislativa della Chiesa, per quanto concerne soprattutto l ecclesiologia Cost. Apost. Sacrae disciplinae leges, 25 gennaio 1983: AAS 75 [1983], pars II, XI) (GIOVANNI PAOLO II, Discorso ai partecipanti al Simposio Internazionale di Diritto Canonico in occasione del X anniversario della promulgazione del Codice di Diritto Canonico, 23.04.1993); cfr. Signorile E., Diritto Canonico - Introduzione, Manuali di Base n.32 Piemme, Casale Monferrato 1991, 123ss.; Martin De Agar J.T., Elementi di Diritto Canonico, ISSR all Apollinare, Roma 1996, 111ss.

[4] Cfr. cann. 849ss. C.I.C.; S. Tommaso d Aquino, Summa Theologiae, Pars III, q.60. "E poiché le parole nel sacramento sono la forma, la quale è sempre principio di determinazione, se nei sacramenti dovevano essere determinate le cose, tanto più dovevano essere determinate le parole" (Dal Sasso G.- Coggi R., Compendio della Somma Teologica di San Tommaso d Aquino, ESD, Bologna 1989, 396); cfr. Andrianopoli L., Il Catechismo Romano Commentato con note di aggiornamento teologico pastorale, Ares, Milano 1983, 155ss. Neppure la Sacra Liturgia è esente da illegittime e distorte interpretazioni che hanno condotto a una creatività esagerata fino a sconfinare spesso in veri e propri abusi. La stessa Costituzione Sacrosanctum Concilium (4.12.1963) ha previsto che "§1.Regolare la sacra liturgia compete unicamente all autorità della Chiesa, la quale risiede nella Sede Apostolica e, a norma del diritto, nel vescovo; §3. Di conseguenza assolutamente nessun altro, anche se sacerdote, osi, di sua iniziativa, aggiungere, togliere o mutare alcunché in materia liturgica"(Costituzione Sacrosanctum Concilium, n.22, §§1,3). A proposito degli eccessi in campo liturgico insorti in epoca post conciliare il S. Padre BENEDETTO XVI si è così espresso: in molti luoghi non si celebrava in modo fedele alle prescrizioni del nuovo Messale, ma esso addirittura veniva inteso come un autorizzazione o perfino come un obbligo alla creatività, la quale portò spesso a deformazioni della Liturgia al limite del sopportabile. Parlo per esperienza, perché ho vissuto anch io quel periodo con tutte le sue attese e confusioni. E ho visto quanto profondamente siano state ferite, dalle deformazioni arbitrarie della Liturgia, persone che erano totalmente radicate nella fede della Chiesa. Lettera del S. Padre Benedetto XVI ai vescovi di tutto il mondo per presentare il Motu Proprio sull uso della Liturgia Romana anteriore alla riforma del 1970 - (7.07.2007). Sulla stessa problematica S.E. Mons. Albert Malcolm Ranjith, Segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, in linea con il pensiero del S. Padre, ha affermato che "Tale difficoltà scaturisce tanto da certi orientamenti della riforma liturgica post conciliare che tendevano a ridurre, o meglio ancora, a confondere aspetti essenziali della fede, quanto da atteggiamenti avventurosi e poco fedeli alla disciplina liturgica della stessa riforma; il che si constata ovunque (Intervista a S.Ecc.za Mons. Albert Malcolm Ranjith - Agenzia Fides 16.11.2007, in www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=14580&lan=ita); Cfr. Damizia G., Rapporto tra munus docendi e munus sanctificandi, in Monitor Ecclesiasticus 109 (1984), 100ss.; Composta D., Il Munus docendi nel nuovo CIC, in Palestra del Clero 63 (1984), 91ss.

[5] Cfr. Tejero E., Libro III. La funzione docente della Chiesa , in Lombardia P. Arrieta J.I. (a cura di), Codice di Diritto Canonico Edizione bilingue commentata, Vol. I: Libri I/II/III, ed. italiana a cura di Castiglione L., Logos, 2? ed., Roma 1986, 534; Ratzinger J., Chiesa Ecumenismo e Politica: nuovi saggi di ecclesiologia, Ed. Paoline, Cinisello Balsamo 1987; Urru A.G., La funzione di insegnare, in Gruppo Italiano Docenti di Diritto Canonico (a cura di), Il Diritto nel Mistero della Chiesa, II, 2? ed., Pontificia Università Lateranense, Roma 1990, 595ss.; Herranz J., Studi sulla nuova legislazione della Chiesa, Giuffré, Milano 1990.

[6] Cfr. Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, Risposte con lettera ai quesiti sulla interpretazione del decreto Ecclesiae pastorum , 7 luglio 1983 (Cardinale Prefetto: Joseph Ratzinger): AAS 76(1984),45-52; cfr. Enchiridion Vaticanum, Vol.2, 337ss.; www.ratzinger.it/documenti.htm Allegato n.1: documento allegato lettera di risposta alla Congregazione per il Clero: l. Il Pontefice romano[...] è per divina istituzione rivestito di un potere supremo, pieno, immediato e universale per il bene delle anime [...]. Essendo stato costituito pastore di tutti i fedeli per promuovere sia il bene comune della Chiesa universale sia il bene delle singole Chiese, detiene il supremo potere ordinario su tutte le Chiese" (CD 2, EV 1/574; nuovo CIC, can. 331). In forza di questo titolo, egli stabilisce per la Chiesa universale delle norme in materia di catechesi, che, in applicazione del concilio Vaticano II, sono state enunciate nel Directorium catechisticum generale (EV 4/453ss) e richiamate in buona parte nell'esortazione apostolica Catechesi tradendae [EV 6/1764ss] (L interpretazione del decreto Ecclesiae pastorum - Allegato, in Enchiridion Vaticanum, Vol.2, op.cit., 337ss.). "Si trovano quindi in un pericoloso errore quelli che ritengono di poter aderire a Cristo, capo della Chiesa, pur non aderendo fedelmente al suo Vicario in terra. Sottratto infatti questo visibile Capo e spezzati i visibili vincoli dell unità, essi oscurano e deformano talmente il corpo mistico del Redentore, da non potersi più né vedere né rinvenire il porto della salute eterna. - i vescovi - non sono del tutto indipendenti, perché sono sottoposti alla debita autorità del romano pontefice, pur fruendo dell ordinaria potestà di giurisdizione comunicata loro direttamente dallo stesso sommo pontefice" (PIO XII, Enciclica Mystici Corporis, in Enchiridion delle Encicliche (29.06.1943), 6, EDB, Bologna 1995,167 169); Cfr. Lumen Gentium, n.7 (21.11.1964). La Costituzione conciliare Lumen Gentium, sulla scia di quanto già asserito da PIO XII, non lascia ombra di dubbio circa il principio dell autorità suprema del Romano Pontefice, svincolandosi dalla quale nessun altra autorità può sussistere legittimamente nella Chiesa: Il collegio o corpo episcopale non ha però autorità, se non lo si concepisce unito al Pontefice romano, successore di Pietro, quale suo capo, e senza pregiudizio per la sua potestà di primato su tutti, sia pastori che fedeli. Infatti il romano Pontefice, in forza del suo ufficio, cioè di vicario di Cristo e pastore di tutta la Chiesa, ha su questa una potestà piena, suprema e universale, che può sempre esercitare liberamente . E da rilevarsi, inoltre, che le decisioni del Romano Pontefice non hanno bisogno di alcuna approvazione esterna alla sua persona, poiché il suo speciale carisma gli deriva dall assistenza dello Spirito Santo che le rende irreformabili per loro natura, ex sese e non ex consensu Ecclesiae. Ciò non può assolutamente dirsi dei singoli vescovi e per quanto riguarda invece il corpo episcopale, affinché goda di siffatta speciale prerogativa è indispensabile che sia unito cum Petro e sub Petro. Tornando, dunque, alla infallibilità del Romano Pontefice: Perciò le sue definizioni giustamente sono dette irreformabili per se stesse e non in virtù del consenso della Chiesa, essendo esse pronunziate con l assistenza dello Spirito Santo a lui promessa nella persona di San Pietro, per cui non hanno bisogno di una approvazione di altri, né ammettono appello alcuno ad altro giudizio" (Lumen Gentium, nn.22,25). Cfr. Costituzione dogmatica Pastor Aeternus (18.07.1870), in Denzinger H., Enchiridion Symbolorum definitionum et declarationum de rebus fidei et morum,(3 ? ed. bilingue a cura di Hünermann P.), EDB, Bologna 2000, 1060ss.; Lombardia P., Lezioni di Diritto Canonico, (edizione italiana a cura di Lo Castro G.), Giuffré, Milano 1985, 134ss.; Philips G., La Chiesa e il suo mistero storia, testo e commento della Lumen Gentium, Jaca Book, 4? ristampa, Milano 1989, 286ss.

[7] "Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" (Gv 8, 31 - 32).

[8] BENEDETTO XVI, Enciclica Deus Caritas Est (25.12.2005), n.14.

[9] BENEDETTO XVI, Discorso ai partecipanti al Convegno di studio organizzato dal Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi in occasione del XXV anniversario della promulgazione del Codice di Diritto Canonico, 25.01.08.

[10] "E lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo. Questo affinché non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell errore" (Ef 4, 11 14).

[11] "Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla" (Gv 15,5). "La comunione ecclesiale si configura, più precisamente, come una comunione organica , analoga a quella di un corpo vivo e operante: essa, infatti, è caratterizzata dalla compresenza della diversità e della complementarietà delle vocazioni e condizioni di vita, dei ministeri, dei carismi e delle responsabilità. Uno è lo Spirito, il quale per l utilità della Chiesa distribuisce i suoi vari doni con magnificenza proporzionata alla sua ricchezza e alle necessità dei servizi (cfr. 1Cor 12, 1-11). Fra questi doni viene al primo posto la grazia degli Apostoli, alla cui autorità lo stesso Spirito sottomette anche i carismatici (cf.1Cor 14)" (GIOVANNI PAOLO II, Esortazione Apostolica postsinodale Christifideles laici, n.20 30.12.1988); Cfr. PIO XII, Enciclica Mystici Corporis, in Enchiridion delle Encicliche, op.cit., 181, 195.

[12] GIOVANNI PAOLO II, Esortazione Apostolica Catechesi Tradendae (16.10.1979), nn. 6,61.

[13] Cfr. Errazuriz C.J., "Il Munus Docendi Ecclesiae : Diritti e Doveri dei Fedeli , Giuffré, Milano 1991,99; De Paolis V., Sanzioni penali, rimedi penali e penitenze nell Ordinamento Canonico, in Cito D. (a cura di), Processo penale e tutela dei diritti nell Ordinamento Canonico, Giuffré, Milano 2005, 165ss.

[14] Altro brano evangelico su tematica analoga: "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato" (Mc 16, 15 -16).

[15] L ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa è stato affidato al solo Magistero vivente della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo , cioè ai vescovi in comunione con il successore di Pietro, il vescovo di Roma" (Catechismo della Chiesa Cattolica, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1992, n.85; Dei Verbum, n.10 - 18.11.1965).

[16] Cfr. Errazuriz C.J., op.cit., 19ss.; Herranz J., Studi sulla nuova legislazione della Chiesa, op.cit., 255ss.; Pinto P.V.(a cura di), Commento al Codice di Diritto Canonico, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2001, 482ss. Can. 213: "I fedeli hanno il diritto di ricevere dai sacri Pastori gli aiuti derivanti dai beni spirituali della Chiesa, soprattutto dalla parola di Dio e dai sacramenti"; can.217: "I fedeli, in quanto sono chiamati mediante il battesimo a condurre una vita conforme alla dottrina evangelica, hanno diritto all educazione cristiana, con cui possano essere formati a conseguire la maturità della persona umana e contemporaneamente a conoscere e a vivere il mistero della salvezza"; can. 229 §1: "I laici, per essere in grado di vivere la dottrina cristiana, per poterla annunciare essi stessi e, se necessario, difenderla, e per potere inoltre partecipare all esercizio dell apostolato, sono tenuti all obbligo e hanno il diritto di acquisire la conoscenza di tale dottrina, in modo adeguato alla capacità e alla condizione di ciascuno"; can. 762: "Dal momento che il popolo di Dio viene radunato in primo luogo dalla parola di Dio vivente, che è del tutto legittimo ricercare dalle labbra dei sacerdoti, i sacri ministri abbiano grande stima della funzione della predicazione, essendo tra i loro principali doveri annunciare a tutti il Vangelo di Dio".

[17] GIOVANNI PAOLO II, Esortazione Apostolica Catechesi Tradendae, n.14.

[18] GIOVANNI PAOLO II, Esortazione Apostolica Catechesi Tradendae, nn.30, 49, 61.

[19] "I pastori d anime e gli altri fedeli, ciascuno secondo i compiti che ha nella Chiesa, hanno il dovere di curare che quanti chiedono i sacramenti, siano preparati a riceverli mediante la dovuta evangelizzazione e formazione catechetica, in conformità alle norme emanate dalla competente autorità". Moneta P., Introduzione al Diritto Canonico, Giappichelli, Torino 2001, 107ss.; Cfr. Gonzalez M.E., Libro II de CIC. Pueblo de Dios - I. Los Fieles, Instituto de Estudios Canonicos, Valencia 2005, 134 -135.

[20] Cfr. supra.

[21] BENEDETTO XVI, Discorso ai membri della Commissione Teologica Internazionale, (01.12.2005).

[22] Can 218: "Coloro che si dedicano alle scienze sacre godono della giusta libertà di investigare e di manifestare con prudenza il loro pensiero su ciò di cui sono esperti, conservando il dovuto ossequio nei confronti del magistero della Chiesa". Il can. 386§2 riferendosi al Vescovo diocesano afferma quanto segue: "Difenda con fermezza, usando i metodi più adatti, l integrità e l unità della fede che si deve professare, riconoscendo tuttavia la giusta libertà nell ulteriore approfondimento delle verità . Anche la Costituzione dogmatica Lumen Gentium, a partire dall ufficio profetico e dal sensus fidei dei fedeli, riconosce il loro diritto ad approfondire la parola di Dio (cfr. LG, n.12). Cfr. Chirico A., Norme penali canoniche e comunicazione mediatica, in Cito D. (a cura di), op.cit., 473 474.

[23] Cfr. Lima B., Profili etico giuridici della tutela dei minori, in Lima B. Cinque G., Per un etica dei mass media e del ciberspazio a tutela dei minori. Elementi di diritto internazionale. Legislazione internazionale e legislazione italiana, Franco Angeli, Milano 2004, 144ss.

[24] Can. 1397§1: "Omnium fidelium est, maxime clericorum et in dignitate ecclesiastica constitutorum eorumque qui doctrina praecellant, libros quos perniciosos iudicaverint, ad locorum Ordinarios aut ad Apostolicam Sedem deferre; id autem peculiari titulo pertinet ad Legatos Sanctae Sedis, locorum Ordinarios, atque Rectores Universitatum catholicarum".

[25] Dei libri dannosi per la fede e la morale e inseriti nell Indice era vietata sia la lettura che il possesso. "Questa Congregazione per la Dottrina della Fede, dopo aver consultato il Santo Padre, comunica che l indice rimane moralmente impegnativo, in quanto ammonisce la coscienza dei cristiani a guardarsi, per una esigenza che scaturisce dalla stessa legge naturale, da quegli scritti che possano mettere in pericolo la fede o i costumi, dichiara però nello stesso tempo che esso non ha più forza di legge ecclesiastica con le annesse censure" (Index librorum prohibitorum supprimitur), in Enchiridion Vaticanum, vol.2, 674 677); cfr. Notificatio sull Index librorum prohibitorum, 14 giugno 1966, in AAS, 58 (1988), 455; cfr. Decretum interpretativo della Notificatio , 15 novembre 1966, in AAS, 58 (1966), 1186.

[26] AAS, 77 (1975), 281 284; De Ecclesiae pastorum vigilantia circa libros, in Enchiridion Vaticanum, Vol.5, 742ss. Martin de Agar J.T., Introduccion al Derecho Canonico, Tecnos, Madrid 2001, 113ss.

[27] La Congregazione per la Dottrina della Fede "1° ha il dovere di esigere che i libri ed altri scritti, pubblicati dai fedeli e riguardanti la fede e i costumi, siano sottoposti al previo esame dell Autorità competente; 2° esamina gli scritti e le opinioni che appaiono contrari alla retta fede e pericolosi, e, qualora risultino opposti alla dottrina della Chiesa, data al loro fautore la possibilità di spiegare compiutamente il suo pensiero, li riprova tempestivamente, dopo aver preavvertito l Ordinario interessato, ed usando, se sarà opportuno, i rimedi adeguati" (GIOVANNI PAOLO II, Costituzione Apostolica sulla Curia Romana Pastor Bonus, art.51, 1-2 20.11.1982).

 

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